Riccardin dal Ciuffo

domenica, 26 novembre 2006

I like Chopin

Vi è mai capitato di svegliarvi una mattina con un desiderio intenso, martellante, quasi irrefrenabile, che vi può accompagnare per tutta la mattina o magari per tutta la giornata? Per esempio, capita spesso con il cibo: chi non si è mai svegliato con una gran voglia di Nutella? Oppure desiderando un bel croissant appena sfornato?!? Capita di avere questi desideri e spesso non è una cosa felice, perchè come dice Leopardi o Buddha, è il desiderio che fa nascere il dolore.

Invece a volte capita di svegliarsi al mattino stanchi, debilitati, svogliati e ci vorrebbe QUEL-NON-SO-CHE per farci iniziare bene la giornata. Uno stato d'animo che definirei come la voglia di prima, senza che però noi possiamo conoscere l'oggetto che vogliamo.

Riccardino è un ragazzo un po' particolare sotto questo aspetto. Lui spesso non ha un'idea chiara di quello che vuole, o che vuole fare. Il caso tipico è quando a tavola gli chiedono: "Riccardo, vuoi il formaggio sulla pasta?" e lui ci deve pensare su, a tal punto che i suoi genitori certe domande non gliele fanno più. Se vuole il formaggio se lo prende, mica possono rimanere 3 ore con il formaggio in mano! Non lo definirei capriccioso. Forse troppo paranoico.

Venerdì si è svegliato alle 5.30 per andare a Milano a dare due esami. Aveva la luna storta perchè la notte prima i genitori l'avevano svegliato alle due (con tutte le sere che possono andare a cena fuori...) ed aveva dormito particolarmente male. Inizia a fare tutte le sue cose quando si accorge che è troppo tardi, quindi si prepara il panino per recuperare tra un esame e l'altro e scende a prendere la macchina.

Piove. Riccardino avrebbe voglia di un po' di musica, ma la radio al mattino così presto generalmente non passa della bella musica. Poi si ricorda che nel vano portaoggetti è rimasto l' IPod di Tata e lo mette nello zaino prima di scendere dalla macchina.

Sul treno inizia l'ascolto: alcune canzoni le avevo già sentite perchè me le ha messe su un cd, altre non sono proprio il mio genere. Ad un certo punto Riccardino sente delle note familiari. Una canzone che a Riccardino piace molto e che non si aspettava su quel lettore mp3. La sorpresa di poter ascoltare quella canzone e la felicità che Tata l'avesse scelta per averla sempre con sè fecero comparire un sorriso sul viso di Riccardino. La pioggia non era più triste, la mattina non era più buia e la giornata non appariva più così pesante. Una giornata memorabile.


scritto da: WrathofGod alle ore 11:07 | link | commenti (2)
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martedì, 14 novembre 2006

Ereditarietà ed attitudini

Al telefono con Tata lancio una delle mie provocazioni: ma chissà perchè tutti i miei parenti hanno fatto l'alberghiera o sono andati a lavorare ed io sono finito all'università...

Tata mi risponde che sono nato nel 1987, non nel 1963. Giusto, giustissimo. Ma la domanda che volevo porre è un'altra: da dove viene l'attitudine che io ho allo studio? E' ereditaria? Inizia una bella discussione che si snoda attraverso diversi esempi e ci fa giungere a due conclusioni.

Tata ritiene che l'attitudine sia frutto di uno stimolo e/o di un condizionamento esterno. Un bambino finchè non conosce i numeri non può avere attitudine alla matematica. Per questo le capacità che ognuno di noi ha non derivano tanto da chi ci ha creato ma dall'ambiente che ci circonda. Selezione naturale. Darwin.

Io invece ritengo che ognuno di noi può avere, diciamo, 30 attitudini. Le può avere tutte, ma con gradi diversi. Condizionamenti o stimoli esterni possono incrementare la nostra attitudine, possono spronarci, eppure deve esserci un punto di partenza, che non identifico necessariamente nello "zero". Io penso che si possa nascere avendo già delle capacità, che si manifesteranno. Se ci sono già, non vedo perchè dovrebbero essere campate per aria: sarebbe più logico che appartenessero a coloro che mi hanno generato.

Tra le obbiezioni si chiede perchè allora da due genitori che non avevano voglia di studiare dovrebbe essere nato un figlio che avesse voglia si studiare. Il paragone con i tratti somatici ci può stare: da due genitori mori perchè dovrebbe nascerne uno biondo?! La probabilità è bassa, ma non nulla.

Inoltre non posso confermare che ho delle capacità anche se non posso manifestarle. Posso ipotizzare che ci siano come che non ci siano, il risultato non cambia. Posso assumere che io apprendo velocemente la matematica perchè mio nonno aveva questa attitudine, che non ha mai manifestato perchè ha sempre zappato la terra. Non avendola mai manifestata, potremmo assumere che mio nonno che non aveva nessuna attitudine e non cambia nulla.

Mi rendo conto che tra le due idee è la mia quella più debole e riconosco l'esattezza dei ragionamenti che fa Tata, anche se non abbandono così facilmente la mia ipotesi. Qualcuno vuole aggiungere qualcosa?!


scritto da: WrathofGod alle ore 23:55 | link | commenti (2)
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