Riccardin dal Ciuffo

domenica, 04 giugno 2006

Precisazioni

Precisazione zero: questa non è una storia ;-)

Precisazione UNO: le mie storie sono SEMPRE vere.

Precisazione DUE: mi dispiace se la terza persona vi ha nauseato, volevo cercare di fare una specie di racconto che potesse sembrare al massimo VERO (vedi precisazione uno) e quindi ho scritto in terza persona. In effetti Riccardino è un po' ripetitivo...A quanto pare lo è troppo, quindi mi metterò a scrivere in prima persona.

Precisazione DUE-BIS: tuttavia credo che la frase conclusiva la lascerò in terza persona, perchè mi piace di più così :-)

Precisazione TRE: grazie a chi mi legge, pochi ma buoni ;-)

 


scritto da: WrathofGod alle ore 20:51 | link | commenti (13)
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giovedì, 01 giugno 2006

Felicità a momenti e futuro (in)certo

Era un pomeriggio di primavera, un pomeriggio di metà settimana, forse giovedì. Riccardino stava giocando con i suoi amici a calcio, nel solito campetto vicino al cimitero. Vicino al campetto, più in basso, c'era il parcheggio attrezzato per le roulotte dei turisti.

Quel giorno però non si gioco la solita partita con i soliti giocatori. Infatti, attirato dagli schiamazzi, spuntò un ragazzo che doveva avere 8 o 9 anni, chiedendoci se poteva giocare. C'era qualcuno che era geloso della partita che stavamo giocando, ma Riccardino gli disse che poteva giocare nella sua squadra. Fu così che giocò con loro, e disse anche di essersi divertito. Inoltre, era anche simpatico.

Alla fine della partita, quando tutti si accingevano a tornarsene a casa, Riccardino si fermò per sapere qualcosa di più, per sapere se non era solo un turista, ma chessò, un villeggiante. Fu così che lo accompagnò, insieme ad un paio di amici, giù, alla roulotte.

Là conobbe il padre del bambino. Se ne stava seduto appena fuori dalla roulotte, sotto una specie di veranda. Il bambino ci presentò come suoi amici, cosa che a Riccardino fece molto piacere. Allora Riccardino si mise a parlare con il bambino e suo padre, per sapere qualcosa di loro. Fu così che scoprì che quel bambino era solo di passaggio: il padre gli spiegò che sarebbero stati lì qualche giorno. Il motivo non era turistico, anche perchè il paese non offriva un'attrattiva così forte. Il motivo era, per così dire, sportivo. Il padre del bambino aveva deciso che suo figlio doveva diventare un grande maratoneta, pertanto lo portava in collina per farlo correre, per fargli "fare fiato". Dopo questo breve racconto Riccardino ed i suoi amici si congedarono, per tornare alle proprie case, per essere sgridati del ritardo dalle proprie madri.

Tuttavia in quel momento, anche solo inconsciamente, Riccardino ringraziò di avere una madre che lo avrebbe sgridato, perchè in fondo a lui (come del resto agli altri) non era mai stato prefissato un particolare "destino". Era fino ad allora (ed anche dopo) stato libero di decidere se giocare a calcetto o fare la versione di latino, se arrivare in orario o se tornare in ritardo, se farsi sgridare o presentarsi alla madre con un bel mazzolin di margherite. Riccardino salì in sella al suo motorino pensieroso, perplesso.

Riccardino non vide il bambino una seconda volta ed ora si dispiace di non ricordare il suo nome...Almeno avrebbe potuto sapere se era riuscito a diventare quel che il padre voleva o se si era ribellato, acquisendo così una propria coscienza...

 


scritto da: WrathofGod alle ore 22:14 | link | commenti (2)
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