Ieri abbiamo giocato il derby contro il Piacenza. Loro hanno fatto tre mete, ed noi ne abbiamo fatte altrettante. La partita è stata combattutissima fino alla fine. Nei minuti conclusivi l'arbitro ha fischiato 2 calci di punizione al Piacenza, che li ha intelligentemente trasformati, portando il suo punteggio sul 21-15, punteggio che ne ha poi decretato la vittoria finale.
Il nostro allenatore, che durante tutto l'anno ci ha sempre urlato dietro per spronarci, per aiutarci, per insegnarci, ieri, alla fine della partita, ci ha incoraggiato, ci ha detto che non era importante che avessimo perso, abbiamo concluso il campionato terzi in classifica quando l'anno scorso forse non abbiamo vinto neanche una partita. E nonostante il punteggio finale, abbiamo sempre tenuto testa al Piacenza sul piano del gioco, della concentrazione, nonostante il Piacenza avesse elementi più pesanti e robusti di noi.
Eppure il derby non è una partita che si gioca con il fisico o con la testa, ma con il cuore. In quel momento tu non rappresenti "un giocatore dei Lyons Under 20". Dal momento che l'arbitro fischia il calcio di inizio di un derby tu rappresenti I LYONS, un movimento di 2500 persone, grandi e piccini, uomini e donne che fanno rugby e non solo rugby. Giocare il derby significa lottare per la reputazione dell'intera società, vincere il derby significa dare un sorriso a 2500 persone, e forse anche qualcuna in più. Per questo anche se non ne hai più, anche se hai un ginocchio sanguinante o non ci vedi più da un occhio, continui a correre: perchè è il cuore che ti fa correre, che ti fa lottare, che ti fa sognare.
Purtroppo ieri abbiamo perso, forse senza troppo demerito, ma abbiamo perso. Su quel campo, oltre a qualche piccolo fiore, oltre a sudore e sangue, ci ho lasciato le mie lacrime, le lacrime di chi si pente di aver illuso più di 2500 persone, e il mio grido, il ruggito del "Branca", il nostro canto di vittoria, il canto di 15 leoni che continuano a sognare...
Oggi, passeggiando per il Vittoriale, vedendo quanto era egocentrico quel mattacchione di D'Annunzio, mi sono ricordato del mio piccolo Riccardin dal Ciuffo. Tra mille impegni e pesanti amnesie, mi preparo ad una notte di studio, con Nietzsche sotto un braccio e gli integrali sotto l'altro. Non credo ci sarà da divertirsi, ma come dice Nietzsche (che come locuzione è sempre gradevole da pronunciare...) non bisogna guardare al passato, tantomeno fuggire di fronte alla vita, ma accettarla e convertire il dolore in felicità.
Ad esempio, sono appena tornato da una gita in un luogo stupendo (il lago è sempre il lago) e quelle di domani sono le mie ultime scadenze scolastiche da rispettare, dato che poi c'è pasqua e fino al 29 di Aprile non sarò più sotto torchio in una verifica.
Tuttavia, c'è anche sto eterno ritorno che si rapporta a me come un gatto attaccato ai maroni...Insomma, dopo il 29 Aprile c'è Maggio, e Maggio è Maggio, con una verifica ogni giorno, montagne di libri da leggere ed il sole fuori che ti chiama e ti dice "Abracciami"...Vabbè, passerà anche l'interrogazione di filosofia, passerà la pioggia di questa timida primavera, ed ogni dolore sarà convertito in una gioia immensa ;-)
Buon fine settimana a tutti!